Quello che dice Nikon:

Destinata a diventare uno dei più innovativi strumenti fotografici al mondo, la potente Nikon D4S prende il posto della apprezzatissima D4 per garantire immagini ancor più eccezionali ed una velocità di esecuzione semplicemente incredibile.


LE  IMPRESSIONI SUL CAMPO

Dopo più di un anno sul campo, di lavori di vario genere, credo di aver messo abbastanza sotto torchio questo mulo di lavoro, Nikon dopo la mitica D3 con questa macchina credo abbia davvero dimostrato di saper giocare bene le sue carte… robusta,  abbastanza leggera nonostante l’ingombro apparente, sembra essere fatta apposta per le mie mani ergonomia assoluta, questo anche al fatto della scelte di rivestire le sue forme con una copertura che ne aumenta la presa, anche a discapito delle orami risapute scollature che possono capitare, ma che poco diminuiscono il valore di questo gioiello di tecnologia. I comandi posti in modo quasi tutti azzeccati “gusti personali”,  con la personalizzazione di alcuni tasti  si ottiene il massimo della connettività,  che se intesa in modo letterale ecco la presa ethernet sa dire la sua nelle lunghe sessioni in cui si lavora in ambienti cablati al flusso intenso di dati da scaricare.  I file che restituisce, li reputo incredibili  dalle cromie davvero tridimensionali. La D800/810  da alcuni test sembrano avere una gamma dinamica superiore ma questa signora senza tacchi a spillo ti sa sorprendere per un equilibrio  tra risoluzione e dettaglio, con una pulizia dell’immagine generata che ben poche concorrenti le possono esurpare.

Aggiorno a distanza di circa tre anni anche questo breve articolo solo per  dire che dopo circa 400,000 scatti ancora in buona salute, la mitica D4s è passata ad altro utente, in quanto lavorando con D500 e D4s mi ritrovavo spesso ha preferire le modalità Af della D500, e quello della D500 lo definirei un bel pò avanti, almeno nel mio ambito la fotografia naturalistica. Diciamo pure che onestamente non credevo di voler passare più avanti, non sono un pixel dipendente, ma fattori importantissimi come la capacità del modulo Af di lavorare praticamente al buio, situazioni in cui lavoro spesso, le minime percentuali di scatti fuori fuoco durante riprese continue, la resa ad alti iso e sopratutto la restituzione cromatica incredibile, impostazioni pressoché identiche alla sorella minore D500  alla fine la signora della notte, la D5, a preso il suo posto,  ma questa è un’altra storia che a breve racconterò in un articolo a se.

Come sempre  vi aspetto per raccontarvi le mie impressioni sul campo “al di fuori di ogni dubbio”.

By Michelangelo

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